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1- L’ESTATE DELL’OFFENSIVA TEDESCA
2- IL GENERALE INVERNO
3- IL BILANCIO DI UNA CATASTROFE
4 – LA CAMPAGNA ITALIANA DI RUSSIA E LA BATTAGLIA DEL DON
5- CURIOSITÀ: IL RUOLO DI KRUSCIOV
6- CITAZIONI

1- L’ESTATE DELL’OFFENSIVA TEDESCA
Russia, estate 1942, la sesta armata, la più grande di Hitler, vincitrice in Francia e quasi vincitrice in Russia l’inverno precedente riceve l’incarico di spingersi a Est e tagliare la Russia in due sul Volga. Ma l’offensiva partì tardi. Era già la fine di una torrida estate quando la sesta armata di Friederich Von Paulus si mosse. Alla fine di luglio i tedeschi entravano a Rostov, porta di accesso del Caucaso, dove c’erano i giacimenti petroliferi che facevano gola a Hitler. Gli sforzi maggiori furono quindi rivolti verso sud, dove furono dislocate le armate più fresche e la quarta divisione panzer. Alla sesta armata, che già era arrivata alla periferia di Stalingrado, andarono quindi una parte ridotta di rifornimenti. La Luftwaffe per tre giorni consecutivi bombardò la città, ma la città non cedette. I tedeschi sferrarono un primo attacco a inizio settembre, ma i russi resistono casa per casa, metro per metro, adottando tattiche che, in seguito, diverranno celebri come quelle della guerriglia. Le truppe di Von Paulus non erano addestrate per combattimenti corpo a corpo in una città bombardata. “Non li vedi neanche, si nascondono e sparano anche dalle nostre retrovie. Hanno metodi da banditi. Incivili!”, scrive Wilhelm Hoffmann, il soldato tedesco che tenne un diario sulla battaglia di Stalingrado. .

2- IL GENERALE INVERNO

I carri armati erano inadatti per combattere in città e la situazione a ottobre era bloccata. A Stalingrado morivano 20 mila uomini alla settimana. Potevano essere rimpiazzati solo sguarnendo i fianchi del contingente tedesco e gli ufficiali iniziavano a temere di dover fronteggiare un altro inverno russo. I soldati iniziano a chiamare Stalingrado “La fossa comune della Wermacht”, ma i tedeschi arrivarono comunque ad avere sotto controllo i nove decimi della città. “Stalingrado è nostra – dichiarò Hitler l’8 novembre – a parte qualche sporadica sacca di resistenza. Perché non la facciamo finita? Preferisco usare piccoli gruppi d’assalto. Il tempo non è importante”. Ma pochi giorni dopo il discorso di Hitler il tempo si rivelò molto importante: iniziò il terribile inverno russo: 30, 40 e anche 50 gradi sotto zero, ma i russi avrebbero continuato a combattere. Il 10 novembre Von Paulus chiese a Hitler il permesso di ritirarsi da Stalingrado, Hitler rispose di continuare l’assalto. Il 19 novembre i russi contrattaccarono e nel giro di poche ore, i carri armati russi avevano già sbaragliato le armate rumene, accerchiandole con una manovra a tenaglia. L’obiettivo era isolare i tedeschi nel Caucaso. La manovra riuscì. I russi pensavano di avere intrappolato 75 mila uomini, in realtà erano 250 mila. Von Paulus chiese ancora di ritirarsi, ma Hitler promise rinforzi. I russi presero il controllo dei cieli e concentrarono gli sforzi per riprendersi Stalingrado. L’8 gennaio i russi comunicarono le condizioni per la resa. Hitler rifiutò ancora. Ma Von Paulus il 24 gennaio scrisse “Sconfitta inevitabile. Armata chiede permesso resa per salvare vite soldati rimasti”. Il 31 gennaio Von Paulus si arrese.

3- IL BILANCIO DELLA CATASTROFE

Sul fronte tedesco le perdite ammontano a due armate, 24 generali, 2.000 ufficiali, 90.000 soldati prigionieri e 185.000 morti. Il materiale disperso era sufficiente per rifornire un quarto dell’esercito tedesco. 50 mila prigionieri morirono dopo poche settimane di freddo, fame o tifo. Solo 6 mila fecero ritorno a casa. Globalmente nei sei mesi della battaglia si contarono oltre 1 milione di perdite totali tra morti, dispersi e prigionieri;
100.000 rumeni e 40.000 italiani morti nella ritirata; 412.000 morti dell’Asse in totale; 250.000 feriti; 400.000 prigionieri (150.000 tedeschi, 50.000 italiani, 60.000 ungheresi e 140.000 rumeni). Sul fronte russo si contarono 500.000 soldati morti e dispersi e 651.000 feriti.

4 – LA CAMPAGNA ITALIANA DI RUSSIA E LA BATTAGLIA DEL DON

Quando la Germania dichiarò guerra all’Unione Sovietica, Mussolini decise che l'Italia non poteva essere estranea all’operazione Barbarossa ed ordinò quindi l'allestimento di un Corpo di Spedizione Italiano in Russia (Csir). Il Corpo di Spedizione Italiano, al comando del Generale Messe, raggruppava circa 62.000 uomini con 5.500 automezzi e più di 4.000 quadrupedi tra cavalli e muli; poteva contare anche su una piccola Forza Aerea di supporto, composta da circa 80 aerei tra caccia, ricognizione e trasporto. Il Csir, che era posto alle dipendenze della 11a Armata Tedesca, partì dall’Italia il 10 luglio 1941 via ferrovia verso l'Ungheria e da lì venne fatto proseguire con i propri mezzi verso le zone di radunata. Il 1 maggio 1942 venne costituita l’8a Armata, che assumerà poi il nome di Armata Italiana in Russia (Armir), ed il comando venne assunto dal Generale Gariboldi.. L'8a Armata metteva in campo 230.000 uomini (di cui circa 150.000 schierati in prima linea), 16.700 automezzi, 1.150 trattori d'artiglieria, 4.500 motomezzi, 25.000 quadrupedi, 940 cannoni, 64 aerei. Tra il 5 agosto 1941 e il 30 luglio 1942, il CSIR ebbe 1.792 morti e dispersi, e 7 858 feriti e congelati. Tra il 30 luglio 1942 e il 10 dicembre 1942, l'ARMIR ebbe 3.216 morti e dispersi, e 5.734 feriti e congelati. Per quanto riguarda le perdite durante la battaglia sul Don e la ritirata (11 dicembre 1942 - 20 marzo 1943), le cifre ufficiali parlano di 84.830 militari che non rientrarono nelle linee tedesche, e che furono indicati come dispersi, oltre a 29.690 feriti e congelati che riuscirono a rientrare. Le perdite ammontarono quindi a 114.520 militari su 220.000. Andarono inoltre perduti il 97% dei cannoni, il 76% di mortai e mitragliatrici, il 66% delle armi individuali, l'87% degli automezzi e l'80% dei quadrupedi. Gli italiani morti in prigionia dovrebbero aggirarsi tra i 50 e i 60 mila. Gli ultimi prigionieri rimpatriati dalla Russia tornarono in Italia nel 1954, undici anni dopo l’armistizio del 1943.

5 – CURIOSITÀ: IL RUOLO DI KRUSCIOV

Il delegato inviato da Stalin a Stalingrado per valutare la capacità della città di resistere ai nazisti era un giovane Nikita Krusciov, futuro presidente sovietico negli anni ’60 e tra i massimi protagonisti della scena politica di quegli anni. Memorabile la scena in cui, alla Nazioni Unite, batte col tacco della scarpa sul banco per esprimere il suo dissenso.

Stalin decise di non evacuare la maggior parte della città. “Le truppe – disse – avrebbero combattuto meglio a difesa di una città viva che di una città morta”

Il piano dei rifornimenti aerei di Goering nell’inverno sovietico portò all’esercito sovietico solo un decimo del necessario. A parte un intero carico di pepe e 12 casse di preservativi.

A Natale Radio Mosca comunicò a tedeschi un messaggio scandito dal ticchettio di un orologio: “Ogni 7 secondi in Russia muore un soldato tedesco”. Il messaggio venne trasmesso per l’intera giornata.

6 - CITAZIONI

“Ne shagu nazad!” (Non un passo indietro!)
(Stalin)

“I nostri battaglioni, con i carri armati, stanno attaccando i depositi di grano. Le perdite sono ingenti. I depositi non sono occupati da uomini, ma da demoni che nessun proiettile o fiamma può distruggere”
(Wilhelm Hoffmann – 16 settembre)
“Se tutti gli edifici di Stalingrado sono difesi così nessuno di noi tornerà a casa” (Wilhelm Hoffman – 18 settembre)
“La vita è la vita della nazione. Gli uomini devono morire comunque. Al di là della loro vita c’è la nazione!”
(Adolf Hitler – Al termine della battaglia di Stalingrado)

“Fame e macerie sotto i mortai
Come l'acciaio resiste la città
Strade di Stalingrado, di sangue siete lastricate;
ride una donna di granito su mille barricate.
Sulla sua strada gelata la croce uncinata lo sa
D'ora in poi troverà Stalingrado in ogni città”.
(“Stalingrado” di Franco Fabbri e Umberto Fiori – Stormy Six)

PER SAPERNE DI PIÙ……

http://www.anpi.it/stalingrado/indice.htm Il sito dell’Anpi sulla battaglia di Stalingrado
http://www.youtube.com/watch?v=3S3hr0iQmbw&feature=related Il video di Stalingrado degli Stormy Six


RITAGLI

Questo canale ospita documenti filmati sulla storia del nostro Paese a partire dall'inizio del '900. I filmati sono suddivisi in categorie per facilitarne la consultazione: Sport, Costume e Società, Spettacolo, Grande Storia. Provengono dall’Archivio Moro e ora fanno parte del progetto “Mneo - Archivio Italiano della Memoria” che ne sta realizzando una versione in formato digitale. In questa sezione “Ritagli” ogni settimana saranno pubblicate nuove clip disponibili per la visione.
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Tra l'estate del 1942 ed il 2 febbraio 1943 le forze dell’Armata Rossa resistettero alle forze tedesche, italiane, rumene ed ungheresi per il controllo della città di Stalingrado, identificata da Hitler come la città simbolo del bolscevismo. Passerà alla storia come “la madre di tutte le battaglie” e l’inizio della fine per le truppe tedesche. Per gli studiosi di tattica militare la battaglia Stalingrado ha messo in mostra tutti i limiti strategici di Hitler come comandante militare. Il documentario Luce è un tipico filmato di propa
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