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1 - LA DOLCE VITA IN VIA VENETO E DINTORNI
2 - LA FONTANA DI TREVI E I SUOI MILLE MISTERI
3 - CURIOSITA’
4 - CITAZIONI


1 - LA DOLCE VITA IN VIA VENETO E DINTORNI
Il merito (o la colpa del termine) può essere fatta risalire tutta a Federico Fellini. E’ stato lui che col film “Dolce vita” del 1960 ha coniato il modo di dire e definito un intero periodo della vita nazionale, ma soprattutto della Capitale. Il film, all’uscita, fu accolto da polemiche e posizioni accese pro o contro. Il dizionario Morandini parla di una Roma descritta come una "Babilonia precristiana" e "una materia da giornale in rotocalco trasfigurata in epica"; il film è un viaggio nel suo disgusto. Pasolini disse che si trattava de "il più alto e più assoluto prodotto del cattolicesimo" di quegli ultimi anni. Italo Calvino parlò di “astratta faziosità”. Su L'Osservatore Romano comparirono due articoli dal titolo "La sconcia vita" e "Basta!" che criticavano il film e si dicevano essere stati scritti da Oscar Luigi Scalfaro, futuro presidente della Repubblica. Ma in generale “La dolce vita” viene considerato un capolavoro e una sorta di “spartiacque” nel cinema. A Fellini e a quel film siamo debitori nel lessico italiano anche del termine “paparazzo” per definire un fotografo d’assalto. Un cognome che è diventata una professione. Inoltre la maglietta a collo alto “dolcevita”, prende il nome dall’indumento indossato da Marcello Mastroianni nel film. La Dolce Vita quindi, è passata ad indicare un vero e proprio stile di vita dell'Italia del dopoguerra, quando imitare il sogno borghese americano sembrava la via più facile verso il benessere, quando stelle e stelline in cerca di notorietà si ritrovavano a Roma in via Veneto con intellettuali, nullafacenti e aristocratici e avevano nei fotoreporter, o Paparazzi, i loro cantori.

2 - LA FONTANA DI TREVI E I SUOI MILLE MISTERI
Secondo tradizione, chi getta un soldino nella fontana di Trevi, girato di spalle, è destinato a tornare a Roma. Quale sia l’origine della tradizione non si sa. Si dice che anticamente in luogo esisteva una fonte e che presso le fonti gli antichi celebravano sacrifici, gettando, in modo benaugurale, il proprio sacrificio in acqua. In tempi in cui il sacrificio umano non è più consentito, quello pecuniario resta il più gravoso. Ma non è questo l’unico mistero collegato alla celebre fontana, resa ancora più celebre dal bagno vestita di Anita Ekberg nella “Dolce vita”. La fontana venne creata sotto il papato di Clemente XII dall'architetto Nicolò Salvi nel 1732 che completò un progetto iniziato 100 anni prima dal Bernini . Secondo la leggenda il luogo della fonte, fu indicato ai soldati di Agrippa da una giovane fanciulla, da cui aqua virgo, acqua vergine o anche acqua pura, con cui è contrassegnata la fontana. Un bassorilievo della giovane vergine è riportato sulla fontana stessa. Inoltre la fontanella dal lato destro, quella di via della stamperia è la cosiddetto “fontata degli innamorati” . Se si beve assieme ai fidanzati la fedeltà è assicurata. Inoltre sembra che l’architetto Salvi non andasse d’accordo col barbiere antistante la fontana e per questo avrebbe aggiunto la scultura in travertino sul muro che circonda la fontana all’angolo con via della Stamperia, che sembra raffigurare un grosso vaso e che copre la vista alla bottega del barbiere.

3 - CURIOSITÀ
Il film la Dolce vita ha incassato oltre 2 miliardi di lire nelle sale cinematografiche in Italia e 19,5 milioni di dollari negli Stati Uniti, più 8 mila dollari dal noleggio, secondo di dati dell’Internet Movie DataBase.

Il film ha vinto la Palma d’Oro a Cannes nel 1960 e si è aggiudicato 4 nomination agli Oscar del 1962, ma vincendo solo un premio minore (per i costumi). Ha vinto tutti i premi italiani (David di Donatello e Nastri d’argento), il premio Satellite Awards per il miglior dvd classico nel 2005 ed è finito al sesto posto nella classifica di Enterteinment Weekly come miglior film di ogni epoca.

Via Veneto, in realtà, dalla fine della prima guerra mondiale si chiama via Vittorio Veneto, ma forse nessuno più se lo ricorda.

In via Veneto è esposta una targa: “A Federico Fellini che fece di via Veneto, il teatro della Dolce Vita” (20 gennaio 1995)

4 - CITAZIONI
"Fischi e insulti di quella sera fecero più notizia degli applausi. Nell’ipotesi del sequestro, già la mattina dopo, al Capitol, c’era la fila alla cassa. Fascino del proibito". (Jean Toschi Marazzani Visconti, cugina di Luchino, all’anteprima milanese)

"La Dolce vita testimonia con estrema sensibilità non il crollo della religiosità, ma della sua facciata ben pensante. Scandaloso non era il film, era ciò che denunciava." (Alain de Benoist, scrittore francese)

BIBLIOGRAFIA
“La sera andavamo in via Veneto” di Eugenio Scalfari, ed. Mondadori, 1986





RITAGLI

Questo canale ospita documenti filmati sulla storia del nostro Paese a partire dall'inizio del '900. I filmati sono suddivisi in categorie per facilitarne la consultazione: Sport, Costume e Società, Spettacolo, Grande Storia. Provengono dall’Archivio Moro e ora fanno parte del progetto “Mneo - Archivio Italiano della Memoria” che ne sta realizzando una versione in formato digitale. In questa sezione “Ritagli” ogni settimana saranno pubblicate nuove clip disponibili per la visione.
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