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  • Helenio Herrera durante un allenamento
  • Helenio Herrera con Fabio Capello
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1 - LA POLEMICA CON GIANNI BRERA
2 - LA FUGA D’AMORE DI ANGELILLO E … QUELLA DEL MAGO
3 - “TACA LA BALA” E I CARTELLI NEGLI SPOGLIATOI
4 - CI VOGLIONO TRE ROCCO PER FARE UN SOLO MAGO
5 - CURIOSITA’: ACCACCONE E ACCACCHINO
6- CITAZIONI:


1 - LA POLEMICA CON GIANNI BRERA

«Ammiro molto Herrera, ma vorrei che fosse di Pieve Porto Morone», scrisse Brera in un suo "Arcimatto". «Di Herrera dicevano che fosse mago: tuttavia non ero prevenuto nei suoi confronti. Mi disse che aveva cieca fiducia nell’allenamento. “Stia attento signor Herrera”, gli dissi. E gli spiegai che in Italia bisogna saper cogliere i limiti, la misura esatta del lavoro atletico. Le grandi squadre corrono un quarto d’ora. Poi fanno meline sapienti. Herrera mi guardò con un brillio sufficiente negli occhi tondi da puma. “Saludos, señor” . Non ci vedemmo per molto tempo. Preso il mago, addio fichi. Quello è il mejo del mondo, quello fa li miracoli. E se poi li miracoli mancano, la colpa l’è della squadra che non c’è brisa. L’è de l’Angelillo che cade ‘nnamurate d’una maliarda di Brescia». Herrera si vantava di essere stato l’inventore del catenaccio, ossia quel modulo di gioco che presupponeva un difensore “libero” alle spalle dei difensori tradizionali, ossia un uomo in più in difesa. Per Gianni Brera invece l’ideatore di questo modulo era stato, anni prima, Nereo Rocco quando allenava il Padova e schierava Blason nel ruolo che da lì in poi si definì del libero e che, gradatamente, tutto il mondo copiò agli italiani.

La Grande Inter è stata certamente una creatura di Helenio Herrera, ma si trattava di una formazione mitica che ancora adesso molti si ricordano a memoria: Sarti, Burgnich, Facchetti, Bedin, Guarneri, Picchi, Jair, Mazzola, Milani, Suarez, Corso. Forse con quella squadra chiunque avrebbe vinto in quegli anni in Italia e all’estero.

2 - LA FUGA D‘AMORE DI ANGELILLO E… QUELLA DEL MAGO

Ad Angelillo è legato uno degli anedotti herreriani. Campione argentino e recordman dei gol segnati in serie A in un solo campionato a 18 squadre (33 reti in 33 presenze), Antonio Valentin Angelillo si innamorò di una ballerina da night, per incontrare la quale evadeva dal ritiro organizzato dal mago Herrera. Da qui le accuse di Dolce vita che portarono alla vendita del centravanti e al suo rapido declino. Qualche anno dopo, diventato allenatore della Roma, fu invece Helenio Herrera, allora 60enne, a scappare dal ritiro per raggiungere quella che sarebbe diventata la sua terza moglie e madre del suo settimo figlio.

3 - “TACA LA BALA” E I CARTELLI NEGLI SPOGLIATOI

Celebri di Herrera sono soprattutto i cartelli che appendeva negli spogliatoi per motivare la squadra: «Giocando individualmente, giochi per l'avversario; giocando collettivamente, giochi per te», «Il calcio moderno è velocità. Gioca veloce, corri velocemente, pensa velocemente, marca e smarcati velocemente». Ma soprattutto e più di tutti lo slogan che divenne lessico obbligatorio per ogni ragazzino che in quegli anni tirava calci ad un pallone: «Taca la bala!», maccheronica versione italo-ispanica del francese "Attaquez le ballon!", ossia “pressa il costruttore di gioco avversario”.

Per queste caratteristiche, per il forte legame con la squadra, il pessimo carattere e il pessimo rapporto con la stampa e con i colleghi allenatori è realistico un accostamento e un parallelo con José Mourinho, attuale allenatore della stessa Inter.

4 - CI VOGLIONO TRE ROCCO PER FARE UN SOLO “MAGO”

Helenio Herrera è stato l’allenatore e l’inventore della Grande Inter degli anni ’60, la società che nell’arco di 8 anni, tra il 1960 e il 1968 vinse 2 Coppe dei Campioni, 2 Coppe Intercontinentali e 3 scudetti. In precedenza in Spagna aveva vinto 4 scudetti, 2 con l’Atletico Madrid e 2 col Barcellona. Arrivò in Italia, acquistato da Angelo Moratti, con un contratto record, per l’epoca, di 45 milioni a stagione, premi esclusi.

Nel 1960 in Italia lo stipendio di un operaio era pari 47.000 lire al mese, ossia 611 mila lire all’anno (circa 300 euro). Con lo stipendio di Herrera una famiglia normale poteva quindi vivere per più di 7 anni, comprarsi 76 Seicento e passare 20 anni in vacanza in una pensione di Rimini. La cifra corrisposta a Herrera era nettamente superiore agli standard italiani, più del triplo dei migliori colleghi italiani, ad esempio Nereo Rocco. Anche per questo motivo, oltre che per questioni tattiche, Herrera entrò subito in conflitto con Gianni Brera, il principe dei giornalisti sportivi italiani.

5 - CURIOSITA’

Helenio Herrera (detto anche H.H. perché in quegli anni era di moda la B.B., ossia Brigitte Bardot) non è stato l’unico Herrera ad allenare in Italia. La Juve, in quegli stessi anni, forse ingelosita dai successi interisti, prese come allenatore Heriberto Herrera (H.H.2 o "Accacchino" come lo chiamava Brera per distinguerlo da "Accaccone", ossia HH One). Anche Heriberto Herrera aveva il suo slogan preferito (“Movimiento, movimiento”) e riuscì a vincere uno scudetto con la Juventus nel 1966-67 e finì la sua carriera italiana all’Inter tra il 1969 e il 1971, senza emulare i successi dell’Herrera più famoso. I due non erano parenti e nemmeno connazionali. Helenio veniva dall’Argentina (via Spagna e Francia) e Heriberto dal Paraguay.

6 - CITAZIONI

“Il giuogo del futball è soprattutto entrainimiento.” (allenamento)


RITAGLI

Questo canale ospita documenti filmati sulla storia del nostro Paese a partire dall'inizio del '900. I filmati sono suddivisi in categorie per facilitarne la consultazione: Sport, Costume e Società, Spettacolo, Grande Storia. Provengono dall’Archivio Moro e ora fanno parte del progetto “Mneo - Archivio Italiano della Memoria” che ne sta realizzando una versione in formato digitale. In questa sezione “Ritagli” ogni settimana saranno pubblicate nuove clip disponibili per la visione.
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1962. Helenio Herrera, allenatore e... mago
29 Aprile, 2010
“Ogni club che io alleno con gli stessi giocatori aumenta di molto il suo prestigio, i suoi incassi e la sua classifica. Chi dice che costo troppo è un invidioso. L’Inter con me ha raddoppiato i suoi incassi e battuto i record di abbonamenti”.
Sono parole non di Mourinho, ma di Helenio Herrera, "Accaccone" come lo aveva soprannominato Gianni Brera. Il “Mago” ha allenato la grande Inter dal 1960 al 1968.
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