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1 – IL SOGNO AMERICANO INFRANTO DI TIBERIO E FULVIA
2 - GIANNI MINÀ, IN MORTE DI TIBERIO
3 - LA CARRIERA CINEMATOGRAFICA DI TIBERIO
4 – LA TRIESTE “AMERICANA” DEGLI ANNI ‘50
5 - CURIOSITA’
6 - CITAZIONI


1 – IL SOGNO AMERICANO INFRANTO DI TIBERIO E FULVIA
Ha soli 22 anni Tiberio Mitri, quando nella sua Trieste va sposo a Fulvia Franco, 19enne , triestina a sua volta e fresca del titolo di Miss Italia. Mitri è campione d’Europa dei pesi medi e a luglio deve affrontare Jake LaMotta per il titolo di campione del mondo. Il matrimonio fa rumore: 14 donne svenute nella calca di chi assiste alla cerimonia, record mondiale di k.o. simultanei, come ironizza il telecronista, migliaia di persone accalcate per ogni dove cercano di seguire le immagini del matrimonio della coppia più glamour degli anni ’60. Mitri e la Franco costituivano una delle coppie più chiacchierate d’Europa e riempivano i giornali popolare e la radio con le loro vicende. Dopo le decine di copertine per il loro matrimonio, tentarono la via del sogno americano: lui partendo per sfidare Jake LaMotta per il titolo mondiale a New York e lei in direzione Hollywood per tentare la via del cinema. Mitri perse contro LaMotta dopo 15 riprese tiratissime, ma anche alla Mitri le cose non andarono meglio. La carriera cinematografica americana non decollò, in Italia si ridusse a ruoli minori e il matrimonio, pur allietato dalla nascita del figlio Alessandro nel 1951, naufragò tre anni dopo, ancora tre anni e si concluse anche la carriera pugilistica di Mitri. Secondo le cronache del tempo perse contro LaMotta anche perché roso dalla gelosia nei confronti della moglie che, contemporaneamente, si trovava da sola a Hollywood.

2 - GIANNI MINÀ, IN MORTE DI TIBERIO
«Era ironico, smagato , simpatico, ma anche un po' viziato. Nella sua vita ne aveva viste e combinate di tutti i colori, ma c'era stato sempre qualcuno che lo aveva perdonato o che aveva accettato i suoi eccessi solo scuotendo la testa, o che aveva fatto in modo che il suo istinto all'autolesionismo non diventasse estremo. Ma ieri mattina, Tiberio Mitri, il più bel pugile dell'Italia del dopoguerra, era rimasto solo, drammaticamente solo, come ormai purtroppo era consuetudine da qualche tempo. E un treno di pendolari che va da Roma a Civitavecchia, in un'alba livida, ha fatto scempio di quel suo bel corpo asciutto, da atleta e da attore, che fino a poco tempo fa mostrava ancora con vanto, malgrado avesse passato i settant'anni. Tiberio si era perso da pochi anni, da quando Marinella Caiazzo, la terza compagna della sua vita, lo aveva lasciato, dopo vent'anni, forse non riuscendo più a tener testa alla sua indisciplina di vita. Eppure Marinella, a 33 anni, aveva lasciato, alla fine degli anni Settanta, marito e figli per andare a vivere con lui in un roulotte, a Firenze, affascinata da quella sua "faccia da pirata" che aveva molto vissuto. Il suo stipendio di stimata insegnante delle scuole superiori era servito anche perché l'ex campione avesse il tempo di mettere insieme almeno quello che è garantito ad ogni italiano che diventa vecchio e che un antico "bohemien" come lui non si era mai sognato nemmeno di richiedere. Sono stati questi vent'anni, per ironia della storia, gli unici anni tranquilli della sua esistenza. Dimenticato forse, ma al sicuro, in una casa di via Manara a Trastevere, comprata con un coraggioso mutuo. Ma tutto, ultimamente, era precipitato e l'essere rimasto solo è stata forse la malattia più grande che potesse capitargli, più dell'inizio del morbo di Alzheimer, "un'infermità da pugile", come ha scritto qualcuno, ma che io definirei, invece, in questo caso il segno dell'amarezza di chi non ha più una mano vicina da stringere». (Da “Il manifesto” – 15 febbraio 2001)

3 - LA CARRIERA CINEMATOGRAFICA DI TIBERIO
Se Fulvia era l’attrice e Tiberio il pugile, bisogna dire che la carriera cinematografica riservò più gloria al pugile che alla Miss. Fulvia Franco, la cui carriera si basava tutta sull’avvenenza fisica , girò 46 film, di cui 4 a fianco di Totò e un solo film famoso: “L’armata Brancaleone”, in cui però ricopriva un ruolo secondario. Tiberio Mitri invece esordì in “Era lei che lo voleva” con Walter Chiari nel 1952, poi girò “Un uomo facile”, ambientato nel mondo della boxe, “La grande guerra” di Monicelli con Gassman e Sordi, “Ben Hur” (una comparsata), la mini serie Tv dell’Odissea assieme a Bekin Fehmiu, alcuni film di pirati, per un totale di 25 film fino al 1975. Nel 1995 tornò sul set per interpretare “Pugili” di Lino Capolicchio, con Pierfrancesco Favino e Duilio Loi, altro ex campione di pugilato.

4 - LA TRIESTE “AMERICANA” DEGLI ANNI CINQUANTA
La Trieste che fa da sfondo al matrimonio tra il pugile e la Miss è una Trieste che da tempo non esiste più e che, sostanzialmente “ha ballato una sola stagione”. Finita la guerra Trieste fu costituita in “Territorio libero”, sotto il diretto controllo degli americani e questa situazione perdurò fino al 1954, quando la città giuliana tornò all’Italia (situazione poi sancita dal trattato di Osimo del 1975). L’attenzione del mondo su Trieste è altissima, quasi fosse un ring su cui si giocano le sorti dell’Occidente. La presenza americana, i soldi facili e questa sorta di extraterritorialità della città giocano tutti a favore del sogno americano che contamina i due ragazzi. La Triste degli anni ’50, occupata da battaglioni di marines americani e di soldati inglesi, visse una sorta di dolce vita, dove i soldi giravano facili, arrivavano i primi blue jeans mai visti in Europa, le insegne al neon, le calze di nylon sotto alle gonne sempre più vicine al ginocchio e le notti a base di Martini e boogie-woogie nei fumosi locali e nei night dei stretti vicoli di Cavana. Nel ’54 Trieste tornò all’Italia e Tiberio e Franca si separarono. La dolce vita era finita.

5 - CURIOSITÀ
Su Jake LaMotta, il toro del Bronx o Toro Scatenato, venne girato il famoso film omonimo, diretto da Martin Scorsese e interpretato da Robert De Niro che, per l’occasione, ingrassò di 10 chili.

Sul matrimonio tra Tiberio Mitri e Fulvia Franco è stata girata una fiction televisiva a Trieste con la regia di Angelo Longoni, Martina Stella nel ruolo di Fulvia Franco e Luca Argentero in quello del pugile. Il filmato dovrebbe andare in programmazione il prossimo autunno

Né la moglie, né il figlio sopravvissero a Tiberio Mitri. Fulvia Franco morì, ormai dimenticata dal cinema, nel 1988 a soli 57 anni e il figlio Alessandro, detto Alex, di overdose nel 1979 a soli 28 anni. Tiberio ha avuto anche una figlia un'americana, Helen de Lys Meyer, morta nel 2000 di Aids.

6 - CITAZIONI
"In quella afosa sera di luglio del 1950, al Madison Square di Garden di New York, Tiberio aveva perso ai punti con il furente avversario e aveva cominciato a perdere anche la sua donna, come in una vera storia letteraria". (Gianni Minà)

"In un locale di Trastevere annunciai alla stampa il mio ritiro dal ring. Da quel momento vedevo allontanarsi un mondo che mi aveva fatto in fretta, senza incertezze. Si allontanava come quando si segue un oggetto al margine della ferrovia e in breve non si può più nemmeno immaginarlo, tanto breve è stata l'apparizione". (Tiberio Mitri nella sua autobiografia)

"E' colpa di suo padre se Alex è finito così". (Fulvia Franco)


Bibliografia
"La botta in testa" di Tiberio Mitri, autobiografia, ed. Limina, 2006





RITAGLI

Questo canale ospita documenti filmati sulla storia del nostro Paese a partire dall'inizio del '900. I filmati sono suddivisi in categorie per facilitarne la consultazione: Sport, Costume e Società, Spettacolo, Grande Storia. Provengono dall’Archivio Moro e ora fanno parte del progetto “Mneo - Archivio Italiano della Memoria” che ne sta realizzando una versione in formato digitale. In questa sezione “Ritagli” ogni settimana saranno pubblicate nuove clip disponibili per la visione.
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