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  • La celebre foto dello scambio della borraccia tra Coppi e Bartali
  • La salita di Coppi
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1 - UN UOMO SOLO AL COMANDO: IL CAMPIONISSIMO
2 - LA CARRIERA IN NUMERI
3 - LA DAMA BIANCA E LA CRONACA ROSA
4 - BOMBA O NON BOMBA?
5 - SERSE, IL TRISTE DESTINO DEL FRATELLO DEL CAMPIONE
5 - CURIOSITÀ
6 - CITAZIONI


1 - UN UOMO SOLO AL COMANDO: IL CAMPIONISSIMO

Fausto Coppi ( 1919 - 1960 ): l’unico tra i corridori ciclisti a fregiarsi dell’appellativo di “campionissimo”. Da ragazzo lavorava come garzone in una salumeria di Novi Ligure, paese in cui conosce Biagio Cavanna, massaggiatore cieco, che aveva lavorato con Girardengo e che avrà una grande importanza nella carriera di Coppi.. Inizia a correre nel ’37 e l’anno dopo vince la prima gara. Nel ’39 va al giro d’Italia come gregario di Gino Bartali, ma vince, a sorpresa e in solitario (per lui verrà coniata la frase “un uomo solo al comando”) la tappa Firenze-Modena, con una fuga iniziata sull’Abetone sotto il diluvio. Conquista la maglia rosa e non la molla più. Da questo punto in poi i rapporti con Bartali saranno segnati da una perenne rivalità, rinforzata nel Paese dalle presunte simpatie politiche dei due rivali: democristiano Bartali, socialisteggiante Coppi. Non è bella la posizione di Coppi in bicicletta, ma quando la strada inizia a salire, anche la sua andatura assume un ritmo che gli altri non riescono a tenere. Coppi era dotato di una notevole agilità muscolare e di un sistema cardiorespiratorio fuori dal comune (capacità polmonare di 6,5 litri e 44 pulsazioni cardiache/minuto a riposo), qualità che ne esaltavano la resistenza sotto sforzo. Secondo Gianni Brera, le continue fratture, con i relativi periodi di riposo, ne prolungarono la carriera, permettendogli opportune pause di riposo. Nel dicembre del ‘59 Coppi partecipa a una battuta di caccia nell’Alto Volta, torna in Italia febbricitante, rapidamente si aggrava, viene ricoverato in ospedale, entra in coma e muore il 2 gennaio 1960 a poco più di 40 anni. Gli era stata diagnostica un’influenza, ma Coppi aveva la malaria. La diagnosi sbagliata lo spedì dritto dalla stada (ancora correva) al cielo dei miti dello sport. Ai funerali parteciparono decine di migliaia di persone, segno di un affetto che non si è ancora spento.


2 - LA CARRIERA IN NUMERI

149 vittorie in carriera
5 Giri d'Italia ( 22 vittorie di tappa)
2 Tour de France ( 9 vittorie di tappa)
3 Titoli Mondiali ( 1 su strada, 2 inseguimento )
5 Giri di Lombardia
3 Milano-Sanremo
31 giorni in maglia rosa
19 giorni in maglia gialla
Record dell’ora stabilito nel 1942 al velodromo Vigorelli di Milano con 45,798 km. Il record di Coppi durò fino al 1956, quando fu superato da Jacques Anquetil

3 - LA DAMA BIANCA E LA CRONACA ROSA

Non solo per meriti sportivi si parlava di Fausto Coppi negli anni ’50. Già sposato con Bruna Ciampolini, da cui aveva avuto una figlia, il campionissimo perde la testa per Giulia Occhini, moglie del dottor Enrico Locatelli - medico condotto di Varano Borghi e appassionato tifoso coppiano - conosciuta durante la Tre Valli Varesine del 1948. La storia diventò di pubblico dominio nel 1953. Nel ’54 Coppi si separò dalla moglie, mentre Locatelli denunciò la moglie per adulterio. La Occhini, soprannominata “La Dama bianca” da un cronista francese, fu trattenuta in carcare per 4 giorni e condannata al domicilio coatto ad Ancona, mentre a Coppi fu ritirato il passaporto. Il processo, celebrato nel marzo del 1955, si concluse con la condanna di Coppi a due mesi e della Occhini a tre mesi di carcere (entrambi usufruirono della sospensione condizionale della pena). I due si sposarono quindi in Messico ed ebbero un figlio, Faustino Coppi, costretto a crescere in Argentina per poter portare il nome del padre, visto che in Italia Locatelli rifiutava di disconoscerne la paternità.

4 - BOMBA O NON BOMBA?

Il doping nel ciclismo non è fatto solo di ora. Anche ai tempi di Coppi si scherzava sulla “bomba” che prepravano i massaggiatori (tra cui Cavanna era uno dei più esperti) e che nelle tappe di montagna migliorava le prestazioni dei corridori. Nel 1952 Fausto Coppi, intervistato sull'uso da parte dei ciclisti di sostanze eccitanti, rispondeva che tutti i corridori prendono le bombe, cioè soluzioni di simpamina, per trarre dai muscoli più potenza. Era un’epoca di innocenza, dove il doping veniva praticato alla luce del sole. Ma sempre di doping si tratta, ovverosia di un ausilio chimico per reggere le fatiche sconcianti “delle discese ardite e le risalite”, come direbbe Lucio Battisti.

5 - SERSE, IL TRISTE DESTINO DEL FRATELLO DEL CAMPIONE

Il fratello Serse Coppi, ciclista a sua volta, ma molto meno forte di Fausto, a cui però faceva compagnia negli allenamenti, muore in corsa nel 1951. Il 29 giugno del 1951, al Giro del Piemonte, cadde durante lo sprint finale battendo la testa a terra. Le conseguenze dell'incidente non sembrarono in un primo momento gravi, ma dopo essere rientrato in albergo le sue condizioni peggiorarono improvvisamente e l'infortunio si rivelò fatale: Serse fu colpito da un'emorragia cerebrale e morì. Dato curioso: anche il fratello di Gino Bartali, Giulio, morì allo stesso modo di Serse in una gara per ciclisti dilettanti.


6 - CURIOSITÀ

Serse Coppi vinse una sola corsa nella sua carriera e la vinse a pari merito. La storia è curiosa: si trattava della Parigi-Roubaix del 1949. Il terzetto di testa, regolato poi in volata dal francese André Mahé, fu indirizzato su un percorso sbagliato e arrivò al velodromo di Roubaix solo dopo che il gruppo, la cui volata fu vinta da Serse Coppi, aveva tagliato il traguardo. La giuria dopo una lunga discussione decise così di assegnare la vittoria ex-aequo a Coppi e Mahé.

La RAI ha dedicato a Fausto Coppi una fiction in due puntate intitolata "Il Grande Fausto", diretta da Alberto Sironi, con Sergio Castellitto e Ornella Muti, andata in onda il 29 e 30 ottobre 1995.

A Fausto Coppi ha dedicato una canzone Gino Paoli: “Coppi”. “Un omino con le ruote / contro tutto il mondo / un omino con le ruote / contro l'Izoard /e va su....... / ancora / e va su.......”

7 - CITAZIONI

"Un uomo solo è al comando; la sua maglia è bianco-celeste; il suo nome è Fausto Coppi" (Mario Ferretti, radiocronista Rai)
"Primo Fausto Coppi. In attesa degli altri, trasmettiamo musica da ballo". (Nicolò Carosio, radiocronista Rai, al termine di una Milano-Sanremo in cui Coppi aveva dato 14’ di distacco al secondo)
"Io sono il primo dei corridori terrestri, Coppi è di un altro pianeta". (Maurice Diot, secondo alla Parigi-Roubaix del 1950, dietro a Coppi)
Allorché agile procede sul piano, l'abusata immagine della locomotiva che avanza per alternarsi di bielle in rotazione ti viene imposta da Coppi. Allorché, dondolando ritmicamente sui pedali, si attacca ad una salita e tu vedi Coppi al di là di ogni umano limite rinnovare l'antica bellezza dei miti più non osi guardarlo se solo pensi che egli è, come te, uomo. E allora pensi spontaneo esaltarlo come un fenomeno unico dello sport: ed esaltarti in lui che, grandissimo e ineguagliabile campione, è almeno, come te, italiano. (Gianni Brera)

Bibliogafia
"Coppi e il diavolo" di Gianni Brera - Editore Baldini e Castoldi


RITAGLI

Questo canale ospita documenti filmati sulla storia del nostro Paese a partire dall'inizio del '900. I filmati sono suddivisi in categorie per facilitarne la consultazione: Sport, Costume e Società, Spettacolo, Grande Storia. Provengono dall’Archivio Moro e ora fanno parte del progetto “Mneo - Archivio Italiano della Memoria” che ne sta realizzando una versione in formato digitale. In questa sezione “Ritagli” ogni settimana saranno pubblicate nuove clip disponibili per la visione.
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1950. Fausto Coppi, un compleanno sui pedali
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E’ l’autunno del 1950. Fausto Coppi è reduce dall’ennesimo incidente, uno dei tanti che hanno costellato la sua carriera. In una tappa del Giro d’Italia, la Vicenza-Bolzano, un corridore gli ha sbandato davanti e lo ha fatto cadere. Risultato: frattura tripla del bacino e stagione finita. Il 15 settembre, giorno del suo 31esimo compleanno, Coppi esce ad allenarsi col fratello Serse e il fido gregario Carrea. Ha già alle spalle 1500 km dal momento dell’infortunio, ma per riacquistare la forma perduta bisogna arrivare almeno a 4000…
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